giovedì 31 gennaio 2013

l'educazione è cosa del cuore


Oggi posso dire con certezza che non c'è insegnamento vero ed efficace se non ci si mette il cuore, che non è solo la passione per la materia insegnata, ma è soprattutto il creare una significativa relazione educativa alunno-docente. Non c'è educazione senza cuore e senza mettere in gioco se stessi, e questo vale anche per gli studenti, i quali però possono solo impararlo dalla testimonianza quotidiana dei docenti.
Per un prof. è troppo credere e affermare che «l'educazione è cosa di cuore»? C'è chi dice che sia persino eccessivo definire l'insegnamento "cosa di cuore" e che l'educazione spetti ad altri, poiché  a scuola è meglio lasciare tutto nella sfera semplice e sicura della comunicazione asettica dei saperi: niente coinvolgimento personale, solo parole rivestite da guanti in lattice e classi sterili come sale operatorie. Quando frequentavo il liceo, al terzo anno, all'esterno della scuola durante la ricreazione ci fu un omicidio; gli spari li sentimmo tutti e dalla finestre vedemmo il corpo insanguinato, senza vita e solo in mezzo alla strada. Finita la pausa, tutti in classe per la quarta ora di Filosofia: il prof., come se nulla fosse accaduto e quasi fosse normale vedere tali scene, fece lezione tranquillamente, sì, almeno per lui tutto era pacifico! Del resto nelle mura protette di una scuola, tra le pagine intense dei grandi pensatori, quale adolescente poteva essere turbato da quanto accaduto prima? L'ora successiva fu quella di Greco e fu pure tutta un'altra storia. Stroncati dalla Filosofia, eravamo lì pronti e con i libri aperti, ma il prof. ci stupì con parole che ricordo ancora: «Che fate? Pensate sia normale che un uomo muoia così? Volete davvero che io faccia lezione lasciando la vita e la morte fuori dalla porta dell'aula? Coraggio, chiudete i libri e aprite i cuori!». Imparai allora una tra le lezioni più importanti, di quelle che non si trovano sui libri e non insegnano all'università; porto con me quell'insegnamento dell'ora di Greco e da prof, dopo vent'anni, mi è ancora utile, mentre dell'argomento di Filosofia non ricordo proprio nulla.
Oggi posso dire con certezza che non c'è insegnamento vero ed efficace se non ci si mette il cuore, che non è solo la passione per la materia insegnata, ma è soprattutto il creare una significativa relazione educativa alunno-docente. Non c'è educazione senza cuore e senza mettere in gioco se stessi, e questo vale anche per gli studenti, i quali però possono solo impararlo dalla testimonianza quotidiana dei docenti. Ciò non vuol dire mettere da parte la lezione e il programma, né raccontare la propria vita o i problemi agli alunni. Si tratta di «amare ciò che amano i giovani, così essi ameranno ciò che amiamo noi». Infatti studieranno di più e meglio la nostra materia, forse si appassioneranno pure, se «sapranno di essere voluti bene», se ci vedranno «maestri in cattedra e fratelli in cortile» o nei corridoi. Sono forse queste le parole folli di un prof. visionario e fuori dalla realtà? Ho un buon maestro e un ottimo testimone in questo senso, l'autore delle frasi fra virgolette (non quelle del prof. di Greco); potrà piacere o no, ma ha fatto storia e prodigi nel mondo dell'educazione e della scuola in contesti difficili. Chi non ha girato pagina o saltato volutamente quel capitolo, lo ha studiato sicuramente nei migliori libri di Pedagogia: si chiama Don Giovanni Bosco e oggi è la sua festa!

(Don Bosco) Don Bosco autore: Marco Pappalardo

sabato 26 gennaio 2013

Prima Koiné: Istituto Teologico Abruzzese-Molisano


 Consulta Diocesana delle Aggregazioni Laicali Chieti Vasto



"Invito tutti con grande cordialità a partecipare alla prima Koiné che ci aiuta ad entrare di più nel clima dell'Anno della Fede."

Don Michele Giulio Masciarelli

venerdì 25 gennaio 2013

GIORNATA MONDIALE DI LOTTA ALLA LEBBRA: INTENSIFICARE DIACONIA DELLA CARITÀ



La locandina della Giornata mondiale dei malati di lebbraIn occasione della LX Giornata Mondiale di lotta alla Lebbra, che si celebra domenica prossima, 27 gennaio, l'Arcivescovo Zygmunt Zimowski, Presidente del Pontificio Consiglio per gli operatori Sanitari, ha pubblicato un Messaggio del titolo: "Una occasione propizia per intensificare la diaconia della carità”. L'Arcivescovo ricorda che il morbo di Hansen è "male tanto antico quanto grave per le sofferenze, l’esclusione sociale e la povertà che (...) comporta".
"Secondo i dati più recenti dell’OMS - si legge nel Messaggio - circa duecentoventimila fra uomini, donne e bambini hanno contratto la lebbra nel 2011 e molti dei nuovi casi sono stati diagnosticati quando la malattia era in uno stato avanzato. Questi dati mostrano il permanere, nonostante la meritoria azione di realtà internazionali e nazionali, governative e non - come l’OMS e le Fondazioni Raoul Follereau e Sasakawa - di un’ancora insufficiente possibilità di accesso alle strutture diagnostiche e della carenza nella formazione alla prevenzione delle comunità a rischio di contagio, come pure il bisogno di azioni igienico-sanitarie mirate. Tutto ciò è fondamentale per la lebbra, ormai senza esito mortale se adeguatamente curata, così come lo è in larga misura per le altre 'malattie neglette' (...). Si tratta di patologie che costituiscono degli autentici flagelli in alcune parti del mondo, ma che non riscuotono la sufficiente attenzione da parte della comunità internazionale; tra di esse ritroviamo la dengue, la malattia del sonno, la bilarziosi, l’oncocercosi, la leishmaniosi e il tracoma".
"Di fronte ad una tale emergenza sanitaria, anche alla luce dell’Anno della fede, e nel desiderio di impegnarci, sempre più intensamente, come cattolici, nell’adempiere quanto richiesto da Gesù col comandamento 'Euntes docete et curate infirmos' e dal nostro Battesimo, desidero rinnovare l’invito ad adoperarsi perché questa 60a Giornata Mondiale di lotta alla lebbra costituisca una nuova 'occasione propizia per intensificare la diaconia della carità nelle nostre comunità ecclesiali, per essere ciascuno buon samaritano verso l'altro, verso chi ci sta accanto'", a cominciare dai malati di lebbra.
"Un ruolo altrettanto importante spetta anche a tutte le persone vittime della lebbra, che sono chiamate a cooperare per l’affermazione di una società più inclusiva e giusta che permetta il reinserimento di chi è stato guarito, per divulgare e promuovere le possibilità di diagnosi e di cura, per ribadire la necessità di sottoporsi a terapie per esserne curati contribuendo a debellare l’infezione, per diffondere, nelle realtà d’appartenenza, i criteri igienico-sanitari indispensabili ad impedirne l’ulteriore propagazione".
"Come cristiano, chi è stato colpito dalla lebbra ha inoltre la possibilità di vivere la propria condizione in una prospettiva di fede 'trovandone il senso mediante l'unione con Cristo, che ha sofferto con infinito amore', pregando e offrendo la propria tribolazione per il bene della Chiesa e dell’umanità. Nella consapevolezza che quanto evidenziato è certamente non facile e richiede carità verso se stessi e verso il prossimo, speranza, coraggio, pazienza e determinazione, desidero ricordare - con le parole di san Paolo - che nessuno di noi ha 'ricevuto uno spirito da schiavi per ricadere nella paura, ma' che abbiamo 'ricevuto uno spirito da figli adottivi per mezzo del quale gridiamo: ‘Abbà, Padre!’. E, 'se siamo figli, siamo anche eredi: eredi di Dio, coeredi di Cristo, se veramente partecipiamo alle sue sofferenze per partecipare anche alla sua gloria'; anche nelle situazioni più avverse, il cristiano ha la certezza che 'né potenze, né altezza né profondità, né alcun'altra creatura potrà mai separarci dall'amore di Dio, in Cristo Gesù, nostro Signore'".

LA RETE, NUOVO SPAZIO DI EVANGELIZZAZIONE XLVII GIORNATA MONDIALE DELLE COMUNICAZIONI SOCIALI (12 Maggio 2013)


“Una nuova ‘agorà’, una piazza pubblica e aperta in cui le persone condividono idee, informazioni, opinioni, e dove, inoltre, possono prendere vita nuove relazioni e forme di comunità”. È quanto “stanno contribuendo a far emergere” le “reti sociali digitali”. Al loro “sviluppo” è dedicato il messaggio di Benedetto XVI per la 47ª Giornata mondiale delle comunicazioni sociali (12 maggio 2013), sul tema: “Reti sociali: porte di verità e di fede; nuovi spazi di evangelizzazione”. Gli “spazi” digitali, scrive il Papa nel testo, presentato oggi nella sala stampa vaticana, “quando sono valorizzati bene e con equilibrio, contribuiscono a favorire forme di dialogo e di dibattito che, se realizzate con rispetto, attenzione per la ‘privacy’, responsabilità e dedizione alla verità, possono rafforzare i legami di unità tra le persone e promuovere efficacemente l’armonia della famiglia umana”. Al riguardo, seguendo la linea di pensiero dei precedenti messaggi, il Pontefice ribadisce che “lo sviluppo delle reti sociali richiede impegno” perché esse “sono alimentate da aspirazioni radicate nel cuore dell’uomo”.
(da Sir Attualità – 24 gennaio 2013)